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VENERDÍ 5 GIUGNO - ORE 21
DISPONIBILE PER 72 ORE CONSECUTIVE

"EL  LEÑADOR" 
Concertato per voci recitanti e danza su testi di Pablo Neruda


Compagnie Teatrali di Jesi  IL CUBO e LA BARCACCIA

Personaggi ed interpreti

La Poesia: FEDERICA BERNARDINI
Il Poeta vecchio: DANTE RICCI
Il Poeta giovane: MICHELE CEPPI

Danzatori
CRISTINA CIRILLI, CARLA GIUDICELLI, LUCA ANTILI, STEVEN

Coreografie: CRISTINA CIRILLI

Luci e fonica: MARCO SANTARELLI

Musiche: Philip Glass, Queen

Direttore di Palcoscenico: ALESSANDRO CIRILLI

Allestimento scenico e regia:  PAOLO PIRANI


 

               
 

Questo spettacolo del 1999, il primo della collaborazione tra le Compagnie “Il Cubo” e “La Barcaccia”, che doveva portare alla nascita di “Teatroluce”, è, come riporta il sottotitolo, un vero e proprio “concertato” di e per voci recitanti e danza, su testi di Pablo Neruda (El Leñador sugli altri), con musiche di gruppi contemporanei. Rappresentato in teatro, presso siti archeologici e nella casa–museo del poeta cileno dove si esibì solamente il suo fraterno amico Raphael Alberti, l’allestimento scenico prevede la presenza di tre attori (le voci) e quattro danzatori, due coppie uomo–donna, non tanto per una questione di simmetria schizoide quanto piuttosto per un discorso di bilanciamento di forze espressive in campo tra grazia e potenza, eleganza e ruvidezza, con la donna che tuttavia sopravvanza sempre e in tutto l’uomo–maschio.
Questo concetto vorrebbe essere rappresentato anche nella terna attoriale, nonostante la dominante maschile, assegnando alla donna il ruolo della poesia, dell’amore, dell’innamoramento che combacia con la fascinazione del teatro: ciò che irretisce e conquista sia il giovane che il vecchio Neruda.
Il poeta, con tutto il suo ardore giovanile e le speranze non ancora disilluse, forte anche della passione rivoluzionaria che lo pervade, è sospinto ad aggredire
  con cuore ardente la donna–poesia per renderla partecipe dei sogni o vagheggiamenti. Però, all’irruenza del poeta giovane, la donna–poesia, amorosa, confidente, madre e amante al tempo stesso, risponde con un diniego tre volte accennato con dolorosa determinazione, perché sa che quel giovane la sacrificherebbe al suo credo, tant’è che parte per la rivoluzione “guevariana”. Quel visionario combattente e poeta che peraltro, alla fine di una vita avventurosa, si consegna alle lettere che il CHE inviò ai figli come una sorta di testamento programmatico e spirituale.
Il poeta vecchio è l’uomo che ha sperimentato tutto della vita, alla quale guarda con distacco, quasi con rassegnazione; voce narrante della messa in scena e che, al declinare degli ardori giovanili, si congiunge alla donna–poesia nella speranza che il suo corpo finisca atomizzato nel flusso spaziotemporale del vento, dell’acqua, della terra della sua terra, forse non completamente redenta com’era nei suoi progetti “rivoluzionari” ma sempre utero materno, generatore e accogliente, a cui abbandonarsi nella più dolce delle notti di plenilunio. Sorta di Omero d‘altri tempi, il poeta e narratore vede con gli occhi del ricordo e dell’immaginazione, navigando al contempo su un’improbabile zattera i mari e i deserti tanto dell’animo umano quanto dell’universo mondo.
La donna è l’emblema della poesia, che si accosta ora all’uno ora all’altro degli uomini in scena senza mai concedersi né all’uno né all’altro, tessendo anzi l’eterna tela dell’arte poetica come una gomena infinita; una Penelope che oggi come ieri salva e perde insieme, angelo e demone allo stesso tempo, che irretisce l’amato in un’immensa rete di fiori rossi come gocce di sangue. La poesia è infatti passione, come il colore del vestito di lei, è un fuoco sacro che scatena l’invettiva contro i potenti ma anche la dolcezza nei confronti dei due uomini, facce diverse dello stesso personaggio.
E poi i danzatori, componente paritetica e quanto ma significativa dell’allestimento, il cui movimento si sgancia dalla danza tradizionale e descrittiva per tratteggiare in modo innovativo il senso visionario del teatro–danza o di poesia. Rappresentano con il corpo, esprimono la ciclicità del tempo attraverso alcuni momenti e concetti cardine:
-la nascita e la percezione dei sentimenti; -la ripetitività dei gesti, di emancipazione e di sottomissione; -il confronto e lo scontro fisico; -la stanzialità rassicurante e il fascino irrazionale del viaggio, simboleggiato dal sollevarsi della vela, per accedere ai lidi caldi, eterni, immaginifici della poesia che ingentilisce, corrobora e anestetizza.
Anche la musica e le luci, infine, compongono il quadro di un insieme drammaturgico che comunica come “unicum” espressivo e interdipendente, che non denota ma connota questo concertato per voci “amplificate”, movimenti coreutici, suoni, colori, persino suggestioni tattili e olfattive (vecchie gomme e torce fumiganti); allo stesso modo di emozioni e sensazioni persistenti, talvolta appena accennate, che solo la Musa della poesia può suscitare ed evocare con straziante potenza. Nell’inarrestabile fluire del tempo, dove ogni fiore è destinato a marcire, anche quello della giovinezza, esilissimo e fugace, mai abbastanza apprezzato e sempre malinconicamente rimpianto.
(Paolo Pirani)       

 



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    EL  LEÑADOR
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