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    L'Associazione Res Humanae mette in
vendita i libri
che ha pubblicato su arte e cultura nella Vallesina
   
               

 

 



VENERDÍ 22 MAGGIO - ORE 21
DISPONIBILE PER 72 ORE CONSECUTIVE

"A PECHINO FA LA NEVE" 


UNA COSA TEATRALE
di
TONINO GUERRA
- Premio Pirandello 1994 -

con
Michele Ceppi, Dante Ricci, Cristina Cirilli, Federica Bernardini, Mugia Bellagamba

Adattamento e regia
Paolo Pirani

FOTOGRAFIE
: Giorgio Pegoli
PROGETTO LUCI E SUONO: Roberto Magrini e Marco Santarelli
DISEGNI: Maria Chiara Cirilli
PROGETTO SCENOGRAFICO: Gaetano Ricci
SCENOTECNICA: Alessandro Cirilli e Dante Ricci
COSTUMI: Atelier Arianna
COREOGRAFIE: Cristina Cirilli
MUSICHE: Andrea Guerra, Mascheroni -Neri-Buzà, Radiohead, Athos Bassissi, Sergej Prokofiev, Björk
 ORGANIZZAZIONE: Federica Bernardini e Alessandro Cirilli
VIDEO
: Adrio Testaguzza - Emanuele Severi - ATES Video Production


               
  A Pechino fa la neve: “una cosa teatrale” come l’ha definito l’Autore stesso, il più grande sceneggiatore di cinema, italiano e non, di ogni tempo, scrittore e poeta, artista a tutto tondo che risponde al nome di Tonino Guerra. E dunque questo A Pechino fa la neve, come dire l’impossibile che si fa possibile, la realtà che trasfonde nell’onirico, la fanciullesca speranza e la disillusione dell’età matura. Ma davvero farà la neve a Pechino, davvero quella cosa sarà successa in un lontano giorno della nostra infanzia, o è l’immagine di un palla di vetro con dentro quei grani bianchi in sospensione ad essersi impadronita dei nostri sensi ?.  Il testo di Tonino Guerra è sì teatrale ma conserva un evidente taglio cinematografico, forse non rappresentabile con i canoni del teatro tradizionale, pur trattandosi di un lungo monologo interiore del cosiddetto “protagonista”: un viaggiatore, l’immagine di un eterno viaggiatore, come senza fine è il viaggio di colui (o colei) che nasce alla vita per percorrerne un tratto di durata variabile. Lungo quel viaggio il protagonista incontra persone e s’imbatte in situazione diverse; lungo quel viaggio il protagonista ricorda e riconosce persone e ambienti, rivive e fa rivivere emozioni e sentimenti. Ma, soprattutto, “A Pechino fa la neve” è una sorta di viaggio nella memoria, memoria personale e memoria collettiva, da parte di un grande artista del nostro tempo, che il tempo ci consegna oggi nella sua complessa e multiforme capacità creativa. Nel suo viaggio, fuori e dentro di sé, attraverso gli occhi di un bambino, di una donna poi di tre, di un personaggio di quel popolo russo che egli ama come parte fondamentale della sua persona e della sua storia, Tonino Guerra parla e ricorda. Ed è bello pensare che il suo ricordo, il suo parlare è quello di un uomo e quello del mondo, di una storia individuale e della storia del mondo, dell’uomo che si arrampica in cima alla sua testa come il primo uomo si arrampicò su una pietra per scoprire un orizzonte più vasto. Un parlare e un ricordare eternati dalla vivida luce della poesia. In quel suo viaggio, che è poi un viaggio reale, su un treno russo (come sarà maggiormente percettibile nella seconda parte dello spettacolo), il protagonista rivivrà schegge di una saga familiare, con la partenza per il fronte di un giovane militare nella prima guerra mondiale, la morte del nonno, la favola antica ascoltata col viso di bambino affossato nelle gonne delle tre vecchie zie. In quel viaggio i ricordi si mescoleranno alla realtà, ricordi di visi, gesti e paesaggi conosciuti, immagini di venditori ambulanti, di negozi e quartieri di città odierne, di una giovane donna che sembra consumare sul protagonista una piacevole ancorché impossibile scommessa: quella dell’amore che non conosce età, suscitatore di emozioni forti, di apprensioni e nostalgie, ma anche di una solitaria, approfondita, rassegnata introspezione lungo il viale che porta inesorabilmente al recidersi del fiore, al progressivo inaridimento, forse più fisico che intellettuale. Ma il nostro protagonista, ovvero T.G., dopo tanto viaggiare (a causa fors’anche del suo mestiere di giornalista e scrittore), è ancora pieno di energia: vivono in lui il sentire di popoli interi, di epoche trascorse, come pure la pienezza di un’esperienza estesa a coprire tutte e cinque i sensi in forma assoluta, appagante ma mai abbastanza. Su tutto campeggiano il volto e la realtà fisica di una misteriosa ragazza, con e senza maschera. Con quella ragazza il protagonista imbastisce una storia fatta di sguardi, parole, ammiccamenti, ricordi, sfioramenti, forse una vera e propria storia d’amore o forse una sorta di avventura sentimentale vissuta come una pedagogia del sentimento, come la storia antica e sempre attuale del rapporto fisico e intellettuale tra uomo e donna, sotto la bandiera dell’amore: il viso della ragazza come il volto della luna, la figura di quella ragazza intravista tra la gente in una stazione, il corpo della ragazza accanto a quello del protagonista sulla panchina di una spiaggia al tramonto. E nel tramonto si profila l’ultima considerazione del protagonista in video sul senso dell’attesa. Con l’interprete di lui in scena che torna ad occupare il posto che aveva all’inizio dello spettacolo, come in un ritratto fotografico dei primi del Novecento. 
p. Teatroluce-Res Humanae - Paolo Pirani
 



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  A PECHINO FA LA NEVE
"ATTO 1°"
A PECHINO FA LA NEVE
"ATTO 2°"
A PECHINO FA LA NEVE
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A PECHINO FA LA NEVE
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